A volte bloccare qualcuno non è una precauzione infantile, ma una strategia di sopravvivenza

Articolo interessante che tratta un argomento spesso sulle cronache dei mass media e che riguarda una materia delicata, come l’impossibilità di riuscire a tagliare i ponti con le persone. Possono essere ex compagni, mogli, o anche semplici amicizie.

Situazioni che, se non risolte, portano a stati d’animo negativi, con immediate conseguenze sia a livello psichico che, in seguito, anche fisico.

Prolungare e reiterare la presenza costante di persone con le quali i rapporti si sono chiusi crea disagio e, purtroppo, anche possibili pericoli.

Senza volere entrare in materie delicate come, ad esempio, lo stalking, occorre prendere atto che anche la giurisprudenza è indecisa sulla quantificazione dei contatti in un arco temporale definito perchè si possa parlare di stalking.

Si passa da sentenze di condanna per l’invio di 19 sms nell’arco di un mese, a situazioni completamente opposte, nelle quali il contatto con 10 messaggi su whatsapp e facebook nell’arco di un paio di ore, non veniva considerato sufficiente per poter stabilire il reato.

Tralasciando questi dati, è comunque stabilito che tagliare i ponti con una persona, quando si è compreso che la decisione è opportuna, rappresenta la via per riuscire a sgombrare testa e corpo dai ricordi, dalle routine che hanno causato la rottura.

È una sorta di ” ibernazione” necessaria per poter poi riflettere meglio ed in serenità.

Facile a dirsi, estremamente difficile a farsi!

Uno studio condotto da psicologi esperti in materia ha riscontrato come due persone, unite da una relazione burrascosa, pur arrivando quasi a non sopportarsi, faticano in molti casi a separarsi completamente.

Non parliamo ovviamente, e per condizioni diverse, delle coppie con la presenza dei figli. Anche se l’aspetto che occorre esaminare non riguarda argomenti ” terzi”, in questo caso i figli, quanto proprio il legame tra le persone.
È impossibile in casi come questi non avere più rapporti ed è normale sia così.

Ma l’aspetto che stiamo esaminando riguarda il rapporto intimo tra la coppia, non lo scambio di informazioni sui figli. Quei vuoti emotivi che ogni persona vive quando un rapporto finisce.

Lo psicologo David A. Sbarra, Università dell’Arizona, esperto nel campo, afferma che la mancanza che si viene a creare, di per sé, è neutra.

Si crea, a prescindere dalla soddisfazione o dal dolore che crea.

Questo vuoto emotivo produce i suoi effetti.

Il dottor Sbarra avendo studiato proprio gli aspetti psicologici, afferma che lo sforzo al quale ogni persona viene sottoposta, non è solamente gelosia, fastidio, aspetti economici che le separazioni producono.

Il problema centrale è riuscire a farsi scivolare la cosa, far si che non divenga un ulteriore problema.

Estraniarsi quindi non è un atto di puro egoismo fine a se stesso, quanto la possibilità di riflettere, di praticare quella che viene definita ” auto-compassione”, cioè il volersi bene per poter stabilizzare la propria psiche e arrivare a comprendere meglio se la decisione presa o subita è corretta.

Perseverare per questa strada è anche utile per capire se la relazione interrotta è definibile come tossica o meno. Significa capire, con se stessi ed in rapporto all’altro, se tale vissuto abbia creato dipendenza, abbia indebolito la capacità di assumere decisioni autonome o meno.

Capita infatti che una relazione assuma i caratteri di una relazione tossica, e questo accade non per colpa o responsabilità di solo uno dei protagonisti, ma perchè si vive quel rapporto come necessario, vitale, un qualcosa senza il quale non ci si sente capaci di esprimere la propria personalità.

Riuscire quindi a mettere distanza, quando la misura è colma, è un atto di dignità ed amore in primo luogo verso la propria persona.

Un passaggio che produrrà effetti, non sappiamo esattamente quali, ma sicuramente necessario per poter avere una visione più chiara su cosa è stato e cosa ha rappresentato quel rapporto.

Cosa vi sembra? Avete vissuto esperienze simili? Siete riusciti nell’intento? Scriveteci e condividete!