Fare le pulizie fa male ai polmoni

Una ricerca europea evidenzia gli effetti a lungo termine provocati da prodotti per le pulizie aggressivi: sono responsabili dell’accelerazione della riduzione della funzione polmonare

Fumo, smog e invecchiamento non sono i soli “nemici” dell’apparato respiratorio. Anche l’utilizzo di detergenti chimici può provocare un’accelerazione del declino della funzione polmonare. Gli effetti si vedono sia nei lavoratori del settore pulizie, sia nelle persone che sbrigano quotidianamente le faccende domestiche, soprattutto le donne, dunque.

Lo dice una ricerca appena pubblicata sull’American journal of respiratory and critical care medicine, uno studio su scala europea coordinato dalla Norvegia, al quale hanno contribuito anche due esperti italiani. In sintesi: le particelle contenute nei prodotti chimici utilizzati per tirare a lucido uffici e abitazioni sono in grado di “irritare le vie respiratorie, poco per volta, giorno per giorno”. E, a lungo termine, “le esposizioni correlate alle attività di pulizia possono costituire un rischio per l’efficienza e la salute respiratoria”.

Pulire è come fumare?

Il capofila dei ricercatori norvegesi sostiene che nell’arco di un ventennio l’esposizione agli effluvi dei detergenti provoca lo stesso danno causato da una sigaretta al giorno, circa 20 pacchetti all’anno”. L’associazione di consumatori Aduc ha così sintetizzato: “Fare le pulizie è come fumare”. Ma per gli esperti che abbiamo contattato per verificare – come lo pneumologo Enrico Ballor – il confronto tra fattori di rischio diversi (cioè i detersivi e il fumo) “sembra tirato per i capelli e improprio, e potrebbe generare confusione o far pensare, sbagliando, al cancro”.

E forzati e fuorvianti, secondo il dottor Ballor, sono anche certi titoli “terroristici“ girati online: “Il declino della funzione polmonare in una qualsiasi donna non fumatrice e non esposta a queste sostanze – spiega – è pari a circa 18 millilitri/anno per il volume espiratorio massimo. Secondo lo studio, nelle donne che fanno lavori domestici o nelle operatrici delle imprese di pulizia, il peggioramento aumenta di un valore modesto: 3,6 e 3,9, rispettivamente. Mi sembra si stia parlando di differenze di poco superiori alla media delle non fumatrici e non pulitrici”.

Cosa succede ai polmoni?

Per valutare l’impatto alla lunga dei detergenti, spray e liquidi, i ricercatori hanno coinvolto 6.235 volontari, distribuiti in 22 centri di studio disseminati in mezza Europa. Poi li hanno seguiti e monitorati per 20 anni. Confrontando i test di chi faceva abitualmente le pulizie e di chi no – con una netta prevalenza femminile nel primo gruppo – è emerso che “il volume espiratorio massimo nel primo secondo, cioè la quantità di aria che si può espirare forzatamente in un secondo, è sceso più velocemente nelle donne abitualmente alle prese con flaconi e stracci e ancora di più nelle lavoratrici delle imprese specializzate. Anche la capacità vitale forzata dei polmoni, cioè la quantità totale di aria che una persona può espirare forzatamente, nel corso del tempo è diminuita in misura maggiore nelle donne a contatto quotidiano con i prodotti chimici per l’igiene”.

Lo studio è durato 20 anni

Mario Olivieri, medico del lavoro presso l’azienda ospedaliera integrata di Verona, è uno dei due italiani impegnati nella ricerca. Sottolinea: ”L’importanza di questo studio è che si basa su un ampio campione, preso dalla popolazione generale. Si tratta di soggetti che hanno accettato di sottoporsi a controlli spirometrici ogni 10 anni circa, cosa di cui dobbiamo esser loro riconoscenti, e di rispondere a specifici questionari finalizzati a quantificare le tipologie di agenti chimici per le pulizie in uso e le modalità e la frequenza di impiego. In questo modo si è potuto tener conto, con metodi statistici raffinati, dello specifico contributo dato dall’utilizzo dei detergenti nella riduzione della funzione polmonare. Il risultato è stato omogeneo in tutti i centri europei inseriti in questi progetto”.

I limiti dello studio

Il dottor Olivieri rivendica la serietà degli accertamenti e il valore dei risultati raggiunti, spiegando che i limiti della ricerca sono stati dichiarati, a cominciare dalla presenza di pochi maschi “pulitori” tra i soggetti monitorati.

Francesco Blasi, presidente del Centro studi della Società italiana di pneumologia, in servizio al Policlinico di Milano, esprime invece un parere critico: “La ricerca ha delle distorsioni importanti, come il gruppo di controllo troppo piccolo. Nell’uomo i dati non evidenziano lo stesso effetto che nella donna. Si assiste ad un declino di un solo parametro e non della funzione respiratoria in generale. Le conclusioni sono un po’ forzate”.

A rischio sia al lavoro che a casa

La potenziale pericolosità di detergenti presenti in milioni di case e di posti di lavoro, prodotti che sulle etichette devono riportare simboli ad hoc, da anni è evidenziata dalle schede di valutazione dei rischi professionali nelle imprese di pulizie. Lavorare in questo settore, si legge in uno studio del 2004 finanziato dall’Istituto superiore prevenzione e sicurezza del lavoro, “rappresenta una vera e propria guerra chimica in miniatura”. Per gli operatori del comparto i pericoli principali, non gli unici, sono “l’inalazione e la conseguente intossicazione per la manipolazione di prodotti tossici (disinfettanti, disincrostanti, ecc)”. Lo stesso discorso vale anche per le casalinghe a tempo pieno o part time.

Attenzione a prodotti aggressivi e miscugli

Fuori e dentro casa, è uno dei consigli di base dato dagli esperti di questo studio, bisogna fare attenzione a tenere separati i vari composti. “Non si deve mai miscelare un detergente contenente cloro con uno contenente un acido: se respirata per cinque minuti, la mistura è letale”. Potenzialmente micidiali sono anche i singoli prodotti, insidiosi pure per la pelle e per gli occhi. “La formaldeide, ad esempio, è un gas di odore fortemente irritante, con una soglia olfattiva molto bassa. Può essere assorbita per via respiratoria e in minima quantità anche per via cutanea ed è in grado di determinare irritazioni a carico delle mucose, dermatiti da contatto (irritative e allergiche) e asma bronchiale. L’ammoniaca, altro esempio, è un gas incolore dall’odore pungente e altamente irritante ed è presente in quasi tutti i prodotti detergenti in concentrazioni variabili dal 5 al 30 per cento. Respirarne i vapori provoca arrossamento e tumefazione delle mucose. A concentrazioni più elevate si possono avere spasmi della glottide ed edema polmonare, fino alla morte per asfissia”.

Le alternative e le precauzioni

Per fortuna, in commercio, esistono alternative meno strong e dispositivi di protezione individuale. Spesso i composti chimici non sono nemmeno necessari per igienizzare locali, arredi e elettrodomestici: un panno in microfibra e detergenti naturali – tipo succo di limone, aceto o bicarbonato, se non semplice acqua – in molti casi possono bastare. “Da evitare – ripete il dottor Olivieri – è l’utilizzo dei prodotti spray, come pure l’impiego eccessivo di prodotti irritanti, quali la candeggina, soprattutto negli ambienti chiusi. E se proprio si usano, bisogna garantire frequenti ricambi d’aria, spalancando le finestre o tenendole aperte. Chi fuma deve avere ancora più cautela, in quanto l’impiego di prodotti aggressivi per le pulizie aggiunge un ulteriore danno agli effetti negativi che le sigarette hanno sulla funzionalità polmonare”.